LO SPRAR DELLA DISCORDIA!

In questi giorni di forte discussione in paese per la possibile apertura di un centro SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti asilo e Rifugiati) a gestione Comunale, per immigrati minori non accompagnati, mi sono reso conto di quanti moralisti si sono permessi di ergersi su un pulpito e dare bacchettate, piuttosto che analizzare e discutere attentamente una questione che trasformerebbe radicalmente lo stato sociale della nostra comunità per i prossimi venti/trenta anni. I messaggeri del “politicamente corretto”, quelli che hanno già la verità in tasca e che in tasca hanno anche la lista delle cose che si possono o non si possono dire in un dibattito pubblico.

La frase più ricorrente di questi moralisti è “se sei contro l’apertura di questo centro non sei per l’accoglienza o per l’integrazione, non ti dispiace per i bambini”…….oppure l’accusa più grave quando ti dicono “sei razzista”.

Ma razzista a me? Mi stai dando del razzista? Ma conosci la mia vita o la storia della mia vita?

La maggior parte di questi moralisti sono tutti quelli che credono di sapere tutto sull’immigrazione o sull’emigrazione, senza averla mai vissuta ne di striscio, ne da vicino e tantomeno sulla propria pelle e avendo avuto sempre tutto. Quindi attenti a dare del razzista a chiunque, ma ancor di più a chi come me ha convissuto con il fenomeno dell’emigrazione dalla nascita, con genitori, nonni, zii, cugini e amici visti partire e allontanarsi dalle proprie famiglie e dalla terra dove erano nati, per cercare fortuna altrove. I miei genitori hanno visto da vicino cosa significa l’accoglienza, ma dopo di essa hanno dovuto realmente dimostrare di volersi integrare per poter rimanere e godere di tutti di diritti e possibilità offerte da un paese straniero come la Svizzera.

Non si vuole discutere per fare solo polemica, il problema è serio e va affrontato per quello che è, e sicuramente non con la superficialità e la fretta con la quale si pensa di affrontarlo.

Il problema non è come bloccare i fenomeni migratori, che ci sono stati e ci saranno sempre, ma come trovare il modo di gestirli. Nessun Paese ha mai accettato un’immigrazione indiscriminata.

La questione viene sempre posta in maniera dolce e per fare in modo che i più sensibili possano essere colpiti descrivendo il fenomeno migratorio come l’arrivo di migliaia di disperati. Purtroppo la verità è un’altra e cioè che il flusso migratorio in atto non è sempre alimentato da disperati, ma incoraggiato e organizzato in loco dalla malavita organizzata. Non sono io a dirlo, ma la stessa Unione Europea.

Molto spesso l’incoraggiamento avviene anche dagli stessi Governi dei Paesi ospitanti, su impulso dei gruppi economici e politici che ritengono di trarne beneficio.

Diciamocelo francamente, la gestione degli immigrati è diventata un gigantesco affare. Ci sono fonti di interessi leciti, come organizzazioni del terzo settore e residenti che vengono pagati profumatamente per mettere a disposizione degli immigrati locali di qualsiasi tipo, ma anche illeciti. Le cose poco chiare collegate a questo fenomeno, rivelate in numerosissime inchieste, sono molto preoccupanti. Si può sempre invocare l’urgenza negli affidamenti ed è sempre facile zittire chi critica accusandolo di “razzismo” e “mancanza di solidarietà”.

Guarda un po’?

Queste sono il risultato di fatti analizzati e riscontrati, e non parole espresse da chi vuole solo criticare e non essere costruttivo. Ricordiamoci sempre la frase principe di una di queste inchieste “Rendono più gli immigrati che la droga!”.

E allora, ripeto sempre, che se a lucrare su questa povera gente sono privati che non fanno altro che i propri interessi, protetti da leggi e ordinanze che glielo consentono, mi posso incazzare ma non dire più di tanto, ma se a farlo è la principale istituzione della mia comunità, il Comune, allora mi incazzo ancora di più e lo dico pubblicamente. Perché alla fine di quello è che si tratta, del denaro, dei sei/settecentomila euro da gestire, altro che “solidarietà ed accoglienza”.

Non provo nessun fastidio per la presenza di questa povera gente. Mi indigno e mi incazzo perché noi non siamo nelle condizioni economiche e sociali per poterli accogliere ed integrare, per potergli garantire un futuro degno per un essere umano.

Perché prima di tutto, prima della loro provenienza e del loro colore della pelle, prima della loro cultura o della loro religione, prima che siano adulti o bambini, uomini o donne, conta che sono essere umani.

Ma se non si può garantire ad un essere umano una vita degna di questo nome, rimarrà solo l’accoglienza e non ci sarà mai l’integrazione. Che futuro possiamo garantire loro?

Che integrazione possiamo fare se non siamo capaci di integrarci nemmeno tra di noi. Se si continua a mettere l’uno contro l’altro, se si continua solo a puntare il dito, se non riusciamo a fare nulla insieme…….che integrazione puntiamo a realizzare……NOI?

Allora, se il problema vero è la loro integrazione, iniziamo con quelli che già ci sono sul nostro territorio. A prescindere se l’attuale CAS diventi SPRAR, i cinquanta che ci sono continueranno a starci. Cosa il Comune potrebbe fare la loro integrazione? Magari pensando a progetti che la possano favorire, facciamolo insieme, iniziando con i soldi che il Comune incasserà grazie alla loro presenza (“Bonus gratitudine”, 500 euro per migrante presente sul suo territorio). Prenderemo questi soldi grazie a loro, reinvestiamoli per loro!

Per quanto riguarda la nostra comunità, il nostro futuro economico e sociale costruiamolo insieme, PERCHÉ È INTERESSE DI TUTTI!

Angelo MINNI