Dal baratto amministrativo ai lavori pubblici: ecco i nuovi regolamenti comunali

Alla prima riunione della Commissione per la revisione dei regolamenti eravamo rimasti d’accordo che ci saremmo rivisti concordando insieme, tramite una telefonata, le successive riunioni. Questo per fare in modo che fossimo tutti presenti, visto che ne siamo solo cinque ma soprattutto per evitare che cadesse durante l’orario lavorativo. Purtroppo, nonostante l’avessimo ricordato nella precedente riunione, ancora una volta, così non è stato. Ed ecco che grazie a qualche ora di lavoro in meno, abbiamo lasciato i nostri impegni e giacché avevamo speso le serate precedenti a studiare i regolamenti fino a tarda ora, siamo arrivati tutti puntuali all’appuntamento.

Un ordine del giorno tutt’altro che banale ma che non ancora vede portare sul banco le nostre proposte già fatte ed esplicitate a suo tempo tanto alla segreteria del comune quanto alla commissione. Ma siamo ancora speranzosi e imperterriti. Veniamo all’ordine del giorno. Una scaletta di punti per determinare diversi regolamenti sicuramente da approvare nel prossimo consiglio comunale. Presenza di pubblico: zero. A dire il vero questa volta, come sempre, non c’è stata affatto la pubblicità dell’evento e, a parte i diretti coinvolti e qualche amministratore interessato non vi era nessuno ad assistere ai lavori. Lavori, invece, che avrebbero meritato di sicuro una maggiore affluenza di pubblico (ricordo che le sedute sono aperte al pubblico e alla stampa) vista l’importanza dei temi sviscerati e la loro ripercussione su tutta la nostra comunità. Ma forse è vero quello che qualcuno disse a suo tempo e che io stesso confutai: “alla gente piace parlare ma non piace interessarsi della cosa pubblica in prima persona”. Aggiungerei: “poi però non lamentiamoci”. Ma è storia vecchia e veniamo al dunque.

Il primo regolamento è relativo alla concessione di dilazioni e rateizzazioni di tributi comunali scaduti e iscritti al ruolo. Un regolamento che sarà reso pubblico non appena verrà approvato con delibera comunale e nel quale il Comune ha cercato di trovare una via per poter andare incontro da un lato ai cittadini che hanno tributi scaduti non pagati e che non hanno la possibilità di estinguerli in un’unica soluzione e dall’altra per trovare un modo per poter far respirare le casse comunali sperando nel pagamento di cotanti tributi mai riscossi. In realtà se da un lato è vero che il Comune che ha per tanti anni mandato lettere e avvisi di pagamento non ha sortito l’effetto desiderato ovvero il pagamento dei tributi scaduti è anche vero che non ha mai proceduto (che io sappia) alla riscossione coattiva (quando in pratica viene l’ufficiale giudiziario a prenderti il tavolo e la televisione, per capirci). Un comportamento comunale negligente per taluni o buonista per altri che in realtà, però, non ha garantito una equità di trattamento tra chi ha pagato e chi invece non lo ha fatto, lasciando via libera tanto a chi davvero non ha potuto pagare quanto a chi invece ne ha approfittato. Per capirci, insomma, vi sono tributi, imposte e tasse. Mentre le imposte colpiscono la capacità contributiva e il patrimonio le tasse invece colpiscono solo quando utilizzo un determinato bene: se consumo l’energia elettrica, devo pagare in base a quanto consumo altrimenti l’Enel mi stacca il contatore. Se consumo l’acqua, la devo pagare, altrimenti il comune deve (e non dovrebbe) ridurmi al minimo l’erogazione, e così via. Ovviamente il regolamento approvato in questa seduta ma che lascia aperta molte altre forme di interpretazione, dà la possibilità a numerosi soggetti di natura fisica e giuridica di poter eliminare il debito accumulato in modo rateale. Delle rate calcolate in base alla somma da versare. La richiesta deve essere motivata appunto per evitare scorciatoie facili e furbetti di ogni genere e soprattutto per andare incontro a tutte quelle persone oneste che davvero non hanno potuto saldare il tributo. Anche se sulla motivazione, il regolamento lascia aperte troppe perplessità discrezionali: non vi sono dati, tabelle e altri parametri per decidere quale motivazione è valida e quale no. La mancanza di lavoro, la cassa integrazione, la malattia sono punti solamente elencati in modo generico ma senza alcun riferimento netto e inequivocabile.

La norma è riferita alle imposte scadute e non a quelle presenti. In virtù di questo importante passo che il comune sta compiendo, noi del gruppo Oltre abbiamo proposto di inserire la possibilità del baratto amministrativo a integrazione del regolamento. Che cos’è? Considerato il difficile momento di congiuntura economica nel quale viviamo e vista la situazione di crisi che purtroppo attanaglia la nostra società e diverse famiglie anche nel nostro comune, chi non può pagare e rientra in determinati requisiti (mancanza di lavoro, cassa integrazione, familiare con handicap, situazioni mono genitoriali, ecc.) può offrire giornate lavorative al comune a saldo di un determinato importo. Il tutto regolamentato ad hoc, così come avviene già in molte altre realtà di ogni dimensione. Purtroppo la proposta non è stata accolta poiché “necessita di un regolamento fatto ad arte e che non si scontri con leggi e sentenze prioritarie”. Subito è venuta fuori una sentenza della corte dei conti della sezione della regione emiliana dove con vaghi riferimenti ci si è scrollati di dosso quest’altro punto. Un punto per noi davvero importante e di sicuro importantissimo per tutti i rocchesi che purtroppo non potranno pagare nemmeno col metodo rateale. Un argomento, quello del baratto amministrativo che non ci ha visti affatto impreparati e che prima di stendere una bozza di regolamento (non presentata in questa seduta) ci ha portato a a fare una approfondita ricerca consultando esperti in materia, confrontandoci con altri comuni molisani, consultando leggi e sentenze tant’è che abbiamo fatto anche chiaro ed inequivocabile riferimento persino alla sentenza della Corte dei Conti citata in riunione (a pagina tre della nostra richiesta). Ma evidentemente queste quattro paginette che abbiamo presentato solo come spunto (il regolamento era in una cartellina per poterlo leggere insieme) non sono state nemmeno lette, altrimenti si poteva evitare il richiamo alla difesa. Non si vuole fare, almeno non in questo momento. Che dire, l’argomento ci sembra talmente importante che siamo rimasti d’accordo che avremmo presentato il nostro regolamento in segreteria e agli uffici preposti all’analisi di fattibilità ed avremmo riunito nuovamente la commissione per discutere di questo Regolamento (magari rivisto e migliorato dagli uffici preposti) unitamente al regolamento per la registrazione audio video ormai finito nell’armadietto del dimenticatoio comunale. Riprese video mai importanti come in questo momento dove “se non va la montagna da Maometto, va Maometto dalla montagna”. Ovvero, dove non va il cittadino dal comune, è il comune che deve andare verso i cittadini.

È stato comunque deciso a voce di rimandare questo regolamento a future convocazioni della commissione. Noi restiamo fiduciosi. Naturalmente, queste due basi di regolamenti, in parte copiati ed adattati alla nostra realtà, così come i regolamenti analizzati nella seduta di giovedì 24 novembre, rappresentano le basi per un’amministrazione sempre più dalla parte del cittadino.

Poi siamo passati all’analisi del regolamento comunale per la determinazione del fondo di incentivazione per le funzioni tecniche. In pratica, in base ad un articolo all’interno di un decreto legislativo del 2016 si stabilisce la costituzione di un “Fondo per le incentivazioni delle funzioni tecniche”. Che cos’è? Come funziona? E’ una somma di denaro che viene costituita in base agli stanziamenti per la realizzazione di lavori pubblici. Esempio vengono stanziati 100.000 euro per un lavoro pubblico, il 2%, ovvero 2.000 euro vanno a finire in questo Fondo. Di questo fondo una parte, il 20%, viene vincolata per l’acquisto di beni, strumentazioni tecnologiche e quanto serve per la realizzazione dei progetti, nel nostro esempio 400 euro e le restanti 1.600 euro, ovvero l’80% della somma del fondo, è ripartito tra i responsabili per ciascuna opera, o lavoro o servizio. Si, ma a chi è destinato? La quota va divisa per varie cariche dove ognuna prende una parte dal 10% al 90% dell’intera somma. Per capirci, continuiamo con l’esempio delle 1.600,00 euro: il Responsabile Unico del Procedimento (RUP) prenderà il 45%, pari a 720,00 euro, il Coordinatore il 10%, 160,00 euro, il Direttore il 20%, 320,00 euro, Il Coordinatore della sicurezza il 15%, 240,00 euro, il Collaudatore il 10%, ovvero 160,00 euro. Ma chi sono tutte queste figure? Chi è il RUP? Di solito il RUP che deve essere una persona individuata tra i dipendenti del comune e deve essere dotata del necessario livello di inquadramento giuridico e di competenze professionali adeguate al compito per il quale è stata nominata. Il RUP nei nostri piccoli comuni è il Tecnico Comunale e viene nominato e resta in funzione congiuntamente ai programmi triennali di lavori pubblici. E le altre figure? Le altre figure possono essere tutte esterne o possono confluire tutte in un’unica figura. Qualora confluiscono tutte in un’unica figura, è il RUP che racchiude tutte queste funzioni e quindi, sempre nel nostro esempio, percepirebbe l’intera somma di 1.600,00 euro di quel lavoro, se invece le altre figure sono esterne, al RUP spetta il 90% della quota parte del fondo, ovvero 1.440 euro. Sembra tutto un po’ complicato ma sicuramente vi sono molti altri articoli che disciplinano approfonditamente questo regolamento. Infine occorre ricordare che noi, come comune di Roccavivara apparteniamo alla CUC (alla Centrale Unica di Committenza), ovvero ad un insieme di comuni: Civitacampomarano, Castelmauro, Montefalcone e Roccavivara. Che significa questa ultima frase? … lo vediamo fra un po’. Per ora, ricordiamoci solo di aver fatto un esempio di 100.000,00 euro…

Infine abbiamo approvato un ultimo regolamento (ultimo perché era ormai tardi ed abbiamo lasciato il Regolamento di Contabilità Armonizzata alla prossima riunione) riguardante quella che io definirei “la legalizzazione della base della corruttela italiana”. Ovviamente non ha nulla a che vedere con il Regolamento in sé che è d’obbligo e che tra l’altro è stato riassunto e adattato molto bene al nostro piccolo contesto ma che fa riferimento, purtroppo, a delle leggi italiane e per la precisione ad un decreto legislativo di questo anno e a delle norme indicate dall’ANAC. In pratica si parla di affidamenti di lavori o servizi per importi inferiori a determinate soglie “di rilevanza europea”. Andiamo a spulciare da vicino ciò che questo decreto permette.

Il RUP (Il responsabile unico del Procedimento), in base all’importo e in base alla propria discrezionalità può decidere se seguire una procedura ordinaria per l’affidamento di lavori/servizi pubblici oppure può ricorrere alla cosiddetta “procedura semplificata”. Naturalmente in entrambi i casi il RUP, ovvero il Tecnico Comunale deve attenersi a dei principi garanti quali la libera concorrenza, la non discriminazione, la tempestività, il non consolidarsi di rapporti con solo alcune imprese e altri principi dello stesso genere. Sono state individuate alcune soglie che vediamo semplicemente in poche righe.

I lavori pubblici fino a 1.000 euro possono avvenire tramite affidamento diretto senza l’obbligo di albi ed elenchi. Come? Si, è proprio così, ma naturalmente tutto deve essere motivato in base a dei criteri di costo / efficacia, tempestiva, ecc. Vabbè ma fino a mille euro, che vuoi che sia? In realtà non è tutto, perché se 1.000 euro per qualcuno possono sembrare molti e per qualcun altro possono sembrare pochi, ecco che il RUP, sempre in base a questo bel decreto “snellente dell’apparato burocratico italiano” può far ricorso all’affidamento diretto anche per i lavori e servizi pubblici di importi fino a 40.000,00 euro, ovviamente anche in questo caso, come in tutti i seguenti, motivando bene la scelta. E ci mancherebbe! Per i beni e servizi si può fare ricorso anche al MEPA o ad altre piattaforme di mercato elettronico per le pubbliche amministrazioni. Ed anche qui ci sarebbe da scrivere un articolo intero per far luce su come anche certe procedure apparentemente “sicure” possano essere facilmente aggirabili, per così dire “all’italiana maniera”.

Ma andiamo avanti, perché non è questo il punto e vediamo le ultime due soglie. I lavori per gli importi superiori a 40.000,00 euro e inferiori a 150.000,00 euro possono anch’essi essere assegnati con una procedura negoziata invitando però almeno 5 imprese. Tali operatori sono individuati sulla base di “indagini di mercato” o attraverso elenchi precostituiti. Come ultima soglia si parla di lavori fino a 1.000.000,00 di euro. Questi lavori sono demandati alla famosissima CUC (la Centrale Unica di Committenza dove convergono i comuni che ho riportato sopra). O meglio è il RUP dell’ente attuatore che dà avvio alla procedura. Chi è il RUP della CUC? Chi è che può far ricorso alla procedura negoziata che però, ricordiamolo, deve sempre essere adeguatamente motivata? Nella nostra CUC il RUP è sempre il Tecnico Comunale. Non sempre lo stesso, però. Il tecnico Comunale dell’Ente (ovvero del comune) committente. Quindi, senza dimenticare l’esempio nel regolamento precedente ma restando con l’attenzione su questo regolamento, per esempio se parliamo del Comune di Roccavivara, allora a decidere sarà il tecnico comunale del comune di Roccavivara, se l’Ente attuatore o committente Castelmauro, il RUP che prende le decisioni è il tecnico comunale di Castelmauro, se parliamo di Civitacampomarano, il RUP sarà il tecnico comunale di Civitacampomarano e così anche per Montefalcone. Solo a chiosa di questo articolato regolamento ci preme chiarire per quanti siano all’oscuro, che il tecnico comunale di Castelmauro è lo stesso tecnico comunale di Civitacampomarano che è nel contempo anche il sindaco del comune di Roccavivara. Solo nel caso i l’importo dei lavori dovesse superare il milione di euro, allora non si avrà margine decisionale e si dovrà ricorrere obbligatoriamente alla procedura ordinaria.

Per concludere, come si svolge la procedura? Sono tre le fasi: l’indagine di mercato, il confronto competitivo e la firma del contratto. Nell’indagine il RUP cerca di individuare gli operatori “papabili”, ne vede le caratteristiche che li contraddistinguono, le soluzioni tecniche disponibili il tutto secondo principi di correttezza e di buona fede. Dopodiché il RUP seleziona almeno cinque imprese da invitare cercando di rispettare il criterio della rotazione per evitare il consolidarsi di rapporti esclusivi solo con alcune imprese. Lo stesso RUP, per una maggiore imparzialità può anche estrarre pubblicamente dei numeri corrispondenti ad un elenco di imprese conservato in modo segreto e che solo il RUP conosce. Davvero? Si, solo il RUP sa l’ordine del suo elenco, nessuno altro oltre la sua figura. Quindi i cinque numeri estratti pubblicamente corrisponderanno a cinque imprese che però solo il RUP conosce. (…)

Nessuna impresa, alla ricezione dell’invito sa chi sono le altre imprese invitate. Arrivano quindi le offerte, queste vengono valutate e poi segue la firma del contratto tra l’Ente e l’impresa aggiudicataria. Come ho scritto all’inizio dell’articolo, il regolamento, che risponde ad un decreto legislativo di questo anno, è stato scritto molto dettagliatamente e molto bene e giacché era necessario regolamentare scrupolosamente queste procedure è stato opportuno sviluppare questo lavoro. Ed è per questo che è stato riconosciuto all’unanimità come regolamento ma dovrà essere approvato nel prossimo consiglio comunale dove sicuramente ci sarà la possibilità per confutarlo lasciando a ciascuno il libero arbitrio delle proprie decisioni.

Ciò però non toglie che alla luce di quanto esposto basta pensare a quelle terre dove la ‘ndrangheta, la camorra e le altre mafie regnano in modo imperterrito e se analizzassimo a fondo questo decreto e tutti i regolamenti comunali che ne scaturiscono, così come tutti i regolamenti successivi alla fine della seconda repubblica, vedremmo facilmente che rappresentano nientepopodimeno che la legalizzazione della corruzione. È impensabile che vi possa essere l’attribuzione di cotanto potere nelle mani di pochi e del potenziale clientelismo che potrebbe scaturirne. Fortunatamente noi viviamo ancora in contesti semplici, sani e ancora lontani da certi movimenti scuri ed è questo che ci rende ancora speranzosi in una terra ricca di risorse che se investite bene, potrebbe davvero risollevarne l’economia anziché creare solo altro cemento e cattedrali nel deserto.

Francesco D’Angelo
Vincenzo Ninni